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LAB - Test Emisferi cerebrali
Test emisfero destro/sinistro

Cervello: emisfero destro vs. sinistro... vedi la ballerina girare in senso orario o antiorario?

Scopri qual è il tuo emisfero predominante...

Se la vedi girare in senso orario, significa che usi maggiormente l'emisfero destro; usi il sinistro se invece la vedi girare in senso antiorario.

Nobuyuki Kayahara ©


Gran parte di noi vede la ballerina girare in senso antiorario, ma puoi provare a focalizzarti e cambiare direzione di visione!


L'illusione ottica bistabile funziona perchè la sagoma non ha punti di riferimento (non si vedono il volto, l'ombelico o gli occhi) e quindi sarà il nostro cervello ad elaborare la direzione che più gli sembra evidente. Qualcuno ha provato a segnare delle linee di riferimento sulla sagoma ed affiancare le due figure, il risultato è stupefacente, riusciamo a controllare la direzione di rotazione quando vogliamo perchè, guardando le sagome con i riferimenti il nostro cervello impara a riconoscere anche quella senza... non ci credete?

Provate a guardare la sagoma al centro, quella "classica" senza riferimenti. Poi date uno sguardo a sinistra e riguardate la sagoma al centro, girerà in senso orario. Guardate a destra e di nuovo la sagoma al centro: girerà in senso antiorario, provate anche alternando velocemente, quando il cervello acquisisce un dato non è facile fargli cambiare idea, in questo caso il cervello "capisce" il meccanismo dell'illusione e la svela...





I due cervelli sono collegati da una fascia di fibre nervose, chiamata corpo calloso, in modo tale che l'uno possa ricevere informazioni dall'altro. Così, i dettagli raccolti dal cervello logico, possono essere visti in prospettiva come parte della grande immagine percepita dal cervello emotivo. Le parole espresse da un'altra persona possono essere codificate e comprese dal cervello logico, mentre l'insieme emotivo - come e perché vengono espresse - è compreso dal cervello emotivo. Lo scienziato ha le proprie intuizioni, che gli permettono di trarre delle conclusioni. L'artista usa le facoltà verbali della parte sinistra del cervello per descrivere a parole le sensazioni o le immagini che vuole comunicare agli altri. Ovviamente, funzioniamo al meglio quando entrambi gli emisferi sono integrati e l'artista e lo scienziato che sono in noi operano congiuntamente. Tuttavia, l'esperienza e l'indagine scientifica dimostrano che lo scienziato e l'artista non sempre cooperano, e possono, di fatto, entrare in conflitto.

Molti di noi hanno vissuto situazioni durante le quali abbiamo avuto l'impressione di subire un conflitto all'interno del cervello. Forse, una certa iniziativa ci permetterebbe logicamente (cervello sinistro) di raggiungere il nostro scopo, mentre l'altro cervello sembra sabotare ogni sforzo, o viceversa. Quando siamo sotto stress, e tutte le situazioni nuove di apprendimento producono stress, uno dei due emisferi prende la guida e l’altro si "disinnesca" e quindi funzioniamo solo a meta potenza e non possiamo accedere al nostro potenziale intero.

Cosa succede nel cervello quando veniamo confrontati con "troppo" stress emotivo? Una particolare area che si trova dietro l’orecchio del lobo dominante ha la forza di bloccare o addirittura creare un black-out (corto circuito) nel funzionamento del proprio cervello anteriore o quello dell’altro emisfero. Il funzionamento completo ed equilibrato dell’emisfero dominante viene bloccato per favorire un modello di sopravvivenza fisico-emozionale. Cioè in situazioni di stress reagiamo soprattutto col cervello posteriore secondo modelli basati su esperienze fatte nel passato, che si sono immagazzinati. L’accesso al cervello anteriore, responsabile delle novità, possibilità ed alternative, viene bloccato. Ciò corrisponde ad un disturbo di comunicazione tra cervello anteriore e posteriore. Lo stress di ogni genere (anche lo sforzo, l’impegno esagerato dei bambini) interrompe il meccanismo dell’integrazione del cervello, necessario per un apprendimento integrale. Le informazioni vengono percepite dal cervello posteriore però non sono accessibili dal cervello anteriore.

Con l’incapacità di esprimere ciò che si è appreso, inizia così il circolo vizioso dell’insuccesso. Ragazzi a cui non funziona il coordinamento tra cervello anteriore e posteriore vengono classificati come "disattenti", "incapaci di comprendere", "linguisticamente ritardati" o "iperattivi".Gli esercizi per l’integrazione anteriore e posteriore del cervello invece mirano a disattivare il riflesso della contrazione dei muscoli. Il cervello attiva questo riflesso nelle situazioni che individua come pericolose o minacciose. Questo particolare riflesso ci è servito per millenni ogni qual volta la nostra vita era in pericolo, oggi le situazioni "minacciose" non sempre sono tali, o meglio, non sempre minacciano la nostra sopravvivenza, nonostante ciò il riflesso viene innescato ugualmente.

Da tempo gli scienziati neurologici ritengono che una ipotetica linea divida i due emisferi – destro e sinistro – del nostro cervello. Negli ultimi 10 anni, grazie soprattutto all’avanzamento delle tecniche di MRI (Magnetic Resonance Imaging), i ricercatori hanno cominciato a identificare con maggiore precisione le funzionalità delle differenti aree cerebrali. Scoprendo come in effetti l’emisfero sinistro sia funzionale al pensiero sequenziale e analitico, mentre il destro a quello emotivo e sintetico.

Con le sue 100 miliardi di cellule neuronali e 1 quadrilione di connessioni sinaptiche, il cervello umano costituisce l’organo più complesso mai apparso sulla faccia della Terra. I due emisferi lavorano in concerto per permettere tutte le nostre attuali capacità cognitive. Lo studio della struttura cerebrale finora ha portato alla conclusione che i due emisferi abbiano caratteristiche specifiche seppur complementari.

In molti ritengono che le capacità analitiche lineari dell’emisfero sinistro, associate alla logica, all’apprendimento, al lavoro, agli affari, emerse in particolare insieme ai lavoratori cognitivi dell’era informatica, siano destinate ad essere soppiantate da quelle dell’emisfero destro: in un mondo sconvolto dalla delocalizzazione, sommerso dalle informazioni, orfano del sacro, potrebbero essere le specializzazioni “spirituali” dell’emisfero destro ad emergere, le capacità artistiche, empatiche, lo sguardo d’insieme, la visione trascendentale.

Potrebbe essere la fine dell’Era Informatica e l’inizio di quella Concettuale o Spirituale, il passaggio da un’economia basata sul pensiero logico e lineare ad un’economia “trascendente” basata sulle abilità empatiche e inventive dell’emisfero destro. “Il segreto del nostro sviluppo futuro come specie dipenderà dal nostro grado di comprensione del rapporto tra la parte sinistra e la parte destra della nostra corteccia cerebrale che costituisce la consapevolezza globale” (Marshall McLuhan, op. cit.)



LA STRUTTURA EVOLUTIVA DEL CERVELLO UMANO

1. La corteccia cerebrale. Questa parte del cervello è sede del linguaggio, del pensiero, della programmazione, dell’organizzazione e della coscienza.

2. Il sistema limbico (noto anche come cervello emozionale o mammifero). E’ il centro emozionale che crea le sensazioni, pur rimanendo inconscio. E’ il generatore degli impulsi più potente del sistema nervoso e quello che più influisce sul comportamento.

3. Tronco cerebrale e cervelletto (rettiliano). Il più antico dei tre cervelli, è responsabile degli aspetti più meccanici del corpo: moto, sensi e reazioni istintive.

Le intricate connessioni fra i tre cervelli non sono affatto funzionali: spesso la comunicazione viene del tutto interrotta e ciò può causare una scissione, che ci porta ad agire secondo un’unica modalità: fisica, emotiva o mentale. Il tronco cerebrale o cervello rettiliano - che è parte del nostro retaggio evolutivo - è anche il più antico dei nostri cervelli. Vi ha sede l’intelligenza primordiale, che ci permette di sopravvivere ed è responsabile delle reazioni di “fuga”, “lotta”, “cibo” e “riproduzione”, a cui è stata aggiunta di recente quella di “blocco”. Queste risposte istintive determinano le nostre reazioni immediate a stimoli imprevisti e costituiscono la principale tattica di sopravvivenza di ogni animale. Anche queste strategie possono diventare abituali o ossessive, come accade per molte delle cose che facciamo. Spesso, da bambini, siamo costretti a reagire a situazioni di pericolo, che impongono una scelta tattica. Possiamo scegliere, ad esempio, di affrontare un cane inferocito o di fuggire. Possiamo trovare consolazione nel cibo, nelle attività sessuali o bloccati quando lo stress si fa intollerabile. Si tratta di comportamenti del tutto naturali, ma se scegliamo costantemente un solo tipo di reazione escludendo tutte le altre, essi cominciano a determinare le nostre risposte in modo malsano. Se è più prudente fuggire da un gruppo di animali inferociti che potrebbero farci male, la stessa modalità reattiva non risulta più necessaria in una situazione che non appare pericolosa. Quando arriviamo per gradi a vedere tutto come una potenziale minaccia e siamo troppo occupati a scappare per capire se dobbiamo davvero farlo o meno, allora tale reazione controlla e gestisce completamente il soggetto. E’ difficile identificare queste reazioni istintive, e ancor più difficile è modificarle, in quanto sono direttamente collegate alla parte più antica e inconscia del cervello (cervello rettiliano). Oltre a ciò, tutti i nostri aspetti inconsci sono soggetti a diventare robotici, meccanici e impermeabili al sentimento e alla sensibilità, un po’ come un vecchio disco che s’incanta e ripete all’infinito la stessa melodia, fino a quando qualcuno o qualcosa non interrompa il suo ciclo reiterativo.

Il nostro cervello emotivo (sistema limbico) o - per dirla in termini evoluzionistici – “mammifero” è localizzato nel centro, inserito nel guscio protettivo della corteccia esterna. E’ più antico dell’apparato cognitivo della corteccia cerebrale e, di conseguenza, i canali che partono da esso sono di gran lunga più numerosi di quelli che vi fanno ritorno provenendo dal suo omologo pensante e cosciente. Ciò non sembrerebbe importante, almeno a livello superficiale, poiché si ritiene che il cervello emotivo sia completamente inconscio: le sue reazioni filtrano verso il cervello conscio solo quando viene attivato da qualche stimolo. Dunque, questo meccanismo relativamente piccolo e in gran parte inconscio influenza e modella il nostro comportamento in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua grandezza, rivelandosi molto più potente della corteccia cerebrale, che è di dimensione maggiore. La maggior parte dei nostri impulsi e desideri vengono elaborati o nascono in questa zona. Il sistema limbico registra gli stimoli in entrata molto prima che questi raggiungano la corteccia attraverso percorsi più tortuosi. Ciò significa che le situazioni impreviste vengono affrontate addirittura prima che la corteccia cerebrale riconosca il bisogno di reagire. Gli effetti dei cambiamenti ormonali relativi ai neurotrasmettitori provocati dal sistema limbico (aumento del battito cardiaco o della pressione sanguigna) si verificano un secondo prima di essere registrati a livello cosciente. Spesso prendiamo per emozioni queste esperienze, che sono in realtà trasmissioni di dati direttamente dal sistema limbico alla corteccia. Questa non è solo una strategia vitale per la sopravvivenza, ma determina anche buona parte del nostro comportamento inconscio. Il sistema limbico ha bisogno di un alleato cosciente per interpretare ciò che sente. Qui entra in gioco la corteccia, anche se il collegamento tra i tre cervelli è tuttora imperfetto, spesso si rilevano fraintendimenti e difetti. Mentre la natura perfeziona la sua opera d’arte, siamo purtroppo costretti a rimanere inconsapevoli di ciò che avviene nella nostra testa.

Tuttavia, il nostro comportamento inconscio - nel momento in cui affiora alla coscienza - si modifica istantaneamente… il centro emozionale inconscio, controlla il nostro comportamento, domina le azioni senza la previa autorizzazione della coscienza. Sembra che il semplice meccanismo di ricompensa o punizione utilizzato dal sistema limbico di traduca in una sensazione di espansione o contrazione. Ogni volta che sperimentiamo benessere, euforia, estasi e solidità, prevale un senso di espansione della coscienza e di totale libertà. Il dolore, l’angoscia, la depressione e la sensazione di essere in trappola sono all’origine dei disturbi psicologici più comuni della società moderna. Eppure, noi facciamo di tutto per abbracciare l’infinito, alcuni con alcol o droghe che alterano la mente e l’umore, altri grazie alla temporanea sensazione di libertà che l’amore, il denaro o il potere sembrano poter dare; altri ancora attraverso il corpo e gli sport estremi. Le cause della felicità o della sofferenza vengono sempre più spesso ricercate nel funzionamento del nostro apparato chimico, troppo o troppo poco considerato. Ma, se non ci è possibile controllare immediatamente molte funzioni del nostro corpo, è pur vero che le alterazioni dell’attenzione conscia modificano la chimica del sistema emozionale. Una maggiore consapevolezza rende più facile mutare la natura dei nostri modelli di comportamento inconsci. All’interno del cervello, vari tipi di cellule producono circa cinquanta diversi neurotrasmettitori, sostanze biochimiche che trasmettono gli impulsi nervosi da una cellula all’altra.

I sei neurotrasmettitori più importanti sono:

Serotonina. Agisce sull’umore e sugli stati d’ansia. Crea serenità, un senso di calma e ottimismo.

Acelticolina. Associato alla concentrazione, alla memoria e all’apprendimento. Noradrenalina. Sostanza chimica stimolante, che crea eccitamento nervoso e miglioramento dell’umore.

Glutammato. Neurotrasmettitore eccitante che contribuisce a connettere i neuroni tra loro. Costituisce inoltre la base della memoria a lungo termine e dell’apprendimento.

Encefaline ed endorfine. Neutralizzano dolore e stress e danno una vaga sensazione di calma interiore.


Il cervello limbico (o emotivo) è composto da: talamo, ipotalamo, ippocampo, amigdala e putamen.

Talamo. Permette di usare contemporaneamente vista, udito, olfatto e tatto. Trasmette le informazioni in entrata alle parte del cervello appropriate, dove vengono elaborate.

Ipotalamo. Mette continuamente a punto il corpo per adattarlo all’ambiente esterno.

Ippocampo. E’ coinvolto nell’elaborazione della memoria secondaria, che trasferisce alla corteccia a tempo debito.

Amigdala. Produce paura e ansia, oltre ad avere un suo particolare sistema mnemonico.

Putamen. Controlla le funzioni motorie. Se iperattivo, può innescare reazioni inappropriate al momento sbagliato.